Stasera dirò a mio figlio che Maradona è morto.

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Stasera dirò a mio figlio, di 7 anni, che Maradona è morto.
Non dovrò spiegargli chi è Maradona perché a Napoli non c’è un bambino che non sappia già tutto. Tutto quel che c’è da sapere.
Però voglio raccontargli cosa leggerà e cosa dovrà invece ricordare.
Leggerà un eterno distinguo tra il calciatore e l’uomo.
Sentirà le sue vicissitudini personali raccontate con disprezzo; leggerà di pessimo esempio per gli altri.
Io invece voglio raccontargli di un uomo che chiese esplicitamente, a più riprese, di non essere preso come esempio. Che gli unici esempi devono essere i propri genitori.
E dello stesso uomo che, alle magie in campo, affiancò altri gesti.
Gesti di generosità, umanità, empatia.
E scelte. La scelta di correre su un cavallo perdente; forse nemmeno lo sapeva prima di venire a Napoli che qui non si era vinto nulla.
Forse non sapeva nemmeno che avrebbe preso fischi e insulti in ogni stadio d’Italia.
Che pur essendo il più grande giocatore del mondo avrebbe militato in una squadra poco competitiva, avversa ovunque. Che avrebbe pagato un prezzo che non gli spettava.
Ma lui scelse di prendersene carico; in tutti i sensi.
Avrebbe potuto cambiare squadra; la più blasonata d’Italia gli offrì poi un assegno in bianco.
Ma lui rifiutò, per scelta.
E per scelta si mise una fascia di capitano che andava oltre il compito di dialogare con l’arbitro.
Scelse di non stare dalla parte del più forte, pur essendo il più forte.
Nella vita si può sempre scegliere. Puoi scegliere la via più conveniente o quella più impervia, ma che senti dentro.
Puoi scegliere di parlare in faccia, a viso aperto, di non mandarle mai a dire, di sfidare il potere.
O puoi metterti al servizio di quel potere.
Puoi scegliere poi, dopo, di ricordare o dimenticare.
Di tagliare un legame o tenerlo sempre vivo, pur se non ti porta benefici.
Lui scelse di non stare dalla parte dei più forti per poterli poi sfidare.
Lui scelse di ricordare, sempre.
A te, figlio mio, chiedo di ricordare.
Di ricordare che anche le cose più difficili possono riuscire.
Che gli ostacoli devono essere stimoli. Che non c’è gusto senza sfida; e che partire svantaggiati non è una sconfitta. Che vincere non è l’unica cosa che conta; conta come lo fai, contro chi ti metti.
E non importa chi proverà ad usarti, ad infangarti, a metterti all’angolo.
Se ci credi davvero, è già giusto. E quando vincerai, sarà per sempre.
Non prendere Maradona come esempio, come dicono tutti.
Ma che ti sia da esempio la sua storia. Che ti sia da esempio come la proveranno a cancellare, senza mai riuscirci. Come si affanneranno a sminuire quello che nemmeno sono riusciti a comprendere.
E sii sempre orgoglioso delle tue origini, a dispetto di qualsiasi cosa ti diranno.
Non ti daranno ragione loro; te la darà la storia.

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