Tragedia alla Solfatara e schifo sui Social.

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Ogni giorno siamo abituati a leggere di tragedie.
Omicidi, stupri, guerre. Ci creiamo gli anticorpi per queste notizie, sarebbe impossibile sopportare tanto dolore, compenetrarsi in ogni tragedia.

E’ un meccanismo automatico, inconscio.
Poi ci sono notizie che vanno oltre le nostre resistenze, come quella dell’angelo di 11 anni scivolato e morto ieri nella Solf

atara di Pozzuoli.
Della sua mamma e del suo papà morti con lui nel disperato tentativo di salvarlo.
E del fratellino di 7 anni.
Una scen

a che senza averla vista mi è comparsa lo stesso davanti agli occhi: lui solo, disperato, che in un istante ha perso tutto; la sua mammina, il suo fratellino, il suo papà.
E che piange cercando aiuto.

La notizia l’ho letta ieri, sulle pagine Fb de “il Mattino” e “il fatto quotidiano”.
Istintivamente, come accade a molti, ho cliccato nei commenti per scrivere una parola di cordoglio.
E il groppo in gola è aumentato. Si è mescolato con lo schifo.
Non avrei mai creduto che l’ignoranza e il cinismo potessero arrivare a tanto.
Una massa di webeti a giudicare i genitori, a giudicare IL BAMBINO.
E chiarisco che non si tratta di qualche commento isolato, assolutamente.
Andateli a legg

ere, sono solo una piccola selezione.
Accanto a commenti affranti c’è il delirio totale di una massa di donne e uomini con la verità in tasca e il dito puntato.
Senza rispetto, senza pietà, senza dolore. Solo prosopopea, presunzione, moralismo da 4 soldi, insensibilità allo stato puro.
Solo voglia di giudicare.
Uccide più persone la penna che la spada, diceva qualcuno.
Oggi questa famiglia è morta 2 volte.

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Maurizio Zaccone
Sono nato a Napoli nel 1974. All'attività di grafico pubblicitario, ho sempre affiancato la mia passione per la scrittura. Giornalista e Blogger. Scrivo per Quotidiano Napoli (free press partenopeo) e Identità Insorgenti (testata on line). Ma, soprattutto, scrivo per la mia città.

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