La solita storia del Sud che merita di stare peggio

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Secondo Michele Boldrin economista, accademico ed ex politico italiano naturalizzato statunitense” (cit. Wikipedia), “i confronti fra voti maturità e risultati INVALSI confermano che i problemi del Meridione d’Italia hanno, anzitutto, cause valoriali e comportamentali. Le norme sociali, diffuse e supportate dalle elite locali, sono causa dell’arretratezza socio-economica del Sud“.

Che è la versione nobile, forbita, dialetticamente più strutturata (per quanto abbia un aroma da supercazzola) de “i meridionali sono inferiori” di Feltriana memoria, o di un qualsiasi “se avete problemi è perché fate schifo, quindi ve lo meritate”.

Perché il concetto del Professore è: non avete problemi a scuola perché vivete in territori poveri e arretrati, ma sono i territori a diventare poveri e arretrati perché siete la schifezza della gente.

Io mi sono francamente stancato di quest’esercito dal pensiero semplice incapace di fare 2+2.

Non bisogna scomodare sociologi e analisti per capire che se un territorio è deficitario di servizi assistenziali minimi, di opportunità, di risorse, il riflesso automatico è proprio questo: livelli più bassi d’istruzione, degrado, delinquenza.

A qualcuno è andata bene così: la Campania è l’area economicamente più depressa d’Europa; lo dice l’Italia e l’Europa. Il Sud Italia in generale patisce le stesse criticità. Meno risorse investite, meno servizi erogati. Meno infrastrutture, meno trasporti, meno tutto.

La povertà cosa pensate possa produrre? Fiori?

Il mero assistenzialismo, che tanto indigna i pensatori semplici, è proprio il cappio al collo per una comunità. Non la rende autonoma. Sono briciole che però ti valgono l’appellativo di “mantenuto”.

Per il “pensatore semplice” questo concetto sembra una giustifica alle piaghe con le quali conviviamo; all’inciviltà, alla delinquenza. E’ molto più di moda impugnare un cellulare e mostrare al mondo quanto “facciamo” schifo (una caratteristica tutta nostrana quello dell’accomunarci a chi stupra il nostro territorio, utilizzando il “facciamo” anziché il “fanno”).

Ed è in quel “facciamo” che forniamo l’alibi perfetto a chi dovrebbe agire; non siamo più vittime dei disservizi, ma causa degli stessi. “Ce lo meritiamo”, quindi dobbiamo tacere.
Il pensiero beota leghista che ha fatto breccia nell’animo di tutti e che ha chiuso la questione.

Meritiamo meno infermieri, meno forze dell’ordine, meno scuole, meno vigili, meno treni, meno asili nido. Meritiamo di pagare tasse locali maggiori per servizi minori.
Perché è questo, lo sapete, che accade da sempre?

Si mette nero su bianco che chi sta peggio deve avere meno risorse.

Sì ma è anche colpa nostra” sento spesso. Ma io che colpa ho per meritarmi di avere meno di un connazionale a parità di doveri e oneri?
Perché le mie, le nostre tasse, sono identiche a un cittadino Lombardo o Piemontese. In diversi casi maggiori.

Siamo un unico paese o no? E vi siete mai domandati perché lo Stato non ha mai deciso di sferrare un colpo decisivo alla criminalità organizzata che asfissia gran parte dei territori meridionali? Perché non ha dotato magistratura e forze dell’ordine delle risorse necessarie per combattere il nemico?

Perché non investe maggiormente, nei territori a rischio, in servizi sociali e benedette scuole d’eccellenza?

Al netto di tutte le incapacità amministrative delle istituzioni locali, della corruzione (che pure sono ben spalmate su tutto il territorio nazionale) e del più o meno alto o basso senso civico, sempre una questione di risorse e investimenti è.

Non c’è nulla di endemico nel malcostume, nella corruttela. Territori ricchi hanno dimostrato una permeabilità incredibile alle mafie che si sono infiltrate comodamente nel loro sistema.
L’emergenza Covid ha mostrato, qualora ce ne fosse bisogno, carenze di gestione incredibili.
Gli scandali e le corruzioni, ai più alti livelli, non si contano.

Non possiamo essere un solo paese se l’Italia vince gli europei e poi dire “è un problema vostro” se in certi paese manca l’acqua potabile, mancano gli assistenti sociali, mancano gli asili nido, mancano le forze dell’ordine, mancano le strade.

Vivo in una città con una storia millenaria, terza città italiana per popolazione dove di recente si è festeggiato l’inaugurazione di qualche carro attrezzi per il sequestro dei veicoli.

Cioè, eravamo senza carri attrezzi; come siamo senza giardinieri, senza vigili, senza neanche l’acqua per innaffiare le piante. Un Comune con miliardi di euro di debiti incapace di garantire i servizi minimi.

E non è, non può essere, solo una questione di colore politico; a prescindere dalle capacità amministrative di Tizio o Caio, a nessuno riuscirà possibile friggere il pesce con l’acqua.
E qui manca pure l’acqua.

Lo sanno bene i nuovi candidati alla poltrona di Sindaco che ricette magiche non ce ne sono se da Roma non si decide di intervenire.

E è o non è un problema “italiano”?

Perché se vi scappa di dire “è colpa vostra” siete i primi secessionisti. E considerando il sentimento patriottico che ha avvolto il paese di recente, sarebbe un’occasione sprecata, oltre che una figura di merda, tifare per l’Italia e poi augurare il peggio a chi sta peggio.
Senza nemmeno domandarsi perché sta peggio.

L’inciviltà, la delinquenza, che secondo il Professore e molti altri sono causa primaria dell’arretratezza socio economica (e non conseguenza) dei nostri territori, come si combattono?

Qual è la ricetta magica? Perché a nessuno venga in mente che la gentaglia sia da me o da altri “tollerata”. Mi ferisce e inquina la mia vita.

Solo che io dietro l’arroganza dell’incivile che, ad esempio, scarica rifiuti in strada (per dirne una), vedo l’assenza di uno Stato, di un’amministrazione, incapace di fermarlo; di sanzionarlo.
Di difendermi. Vedo l’assenza di decoro urbano. Vedo l’isolamento.

La legalità e il senso civico sono il prodotto di un efficace controllo del territorio, dal punto di vista preventivo e sanzionatorio, e di un forte lavoro di recupero  e assistenza delle fasce deboli e a rischio.

E per fare questo non servono chiacchiere: ma scuole, assistenti sociali, vigili e forze dell’ordine.

E questi servizi non si potenziano “impegnandosi di più” come suggeriva l’ex ministro leghista dell’istruzione Bussetti parlando delle scuole del Sud (lo stesso Ministro poi indagato per aver ottenuto rimborsi per 80 trasferte non giustificate).

Si potenziano con le RISORSE.

In assenza di quelle, i territori si condannano all’emigrazione, al turismo sanitario, al disservizio costante. Se a questo poi si aggiunge che chi patisce i disservizi, le diseguaglianze, le violenze, deve pure tacere perché una certa narrativa lo vuole “complice” e non vittima, stiamo pur certi che potrà andare solo peggio.

Come sta andando.

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