Troppi esperti in tv. Galli si autodenuncia?

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Tra le pagine de La Verità di oggi spicca un’intervista titolata:

«Tra gli esperti ho visto troppi narcisisti».

Mi fiondo a leggerla felice che qualcuno denunci finalmente certa sovraesposizione mediatica.
E chi è che la denuncia? Qualche medico di frontiera, qualche professore universitario in quarantena, qualche scienziato in pensione?
No, è Massimo Galli. Proprio lui. Quello a cui mancano solo le dirette su Tik Tok per eguagliare il miglior Salvini d’annata. Quello che ti ritrovi anche al videocitofono. Quello che chiamano come esperto pure se si parla dei flessibili della lavatrice.

Proprio lui, quell’uomo discreto, riservato, modesto, umile, è ormai stufo.

«C’è stata una discreta corsa ad alimentare il proprio personale narcisismo e ad affermare: “Eccomi, ci sono”. Qualcuno ha anche rilasciato dichiarazioni che rivelavano quanto fosse poco esperto delle questioni di cui stava parlando…»

E lui non ci sta, pure se ti ha previsto che il virus non sarebbe arrivato, pure se non ha smentito i colleghi dello stesso presidio che parlavano di banale influenza, pure se nell’assegnare primogeniture sull’utilizzo dei farmaci non ne ha beccata una e pure se si è confrontato con colleghi che hanno un H-index superiore al suo, il vero esperto resta lui!

Se si parla di un virus, fosse anche quello dei computer, non devono parlare altri!

E prosegue:
«In televisione normalmente vanno le persone che hanno molti agganci e molta voglia di esserci» (il che suona più come una confessione che come una denuncia), mentre invece «le mie comparsate sono sono sempre state viste nell’ottica di fare battaglie contro l’HIV, l’epatite C e contro le sciocchezze che si sono sentite negli ultimi tempi».

Ci sta arrivando; se a malincuore ha accettato che Conte con le sue dirette interrompesse il suo personale Grande Fratello a reti unificate, ad altri non può essere concesso. La cronista quindi lo incalza: «Si riferisce alla polemica con il professor Paolo Ascierto?»

E lui si libera, ora che finalmente, vittima di una censura mediatica che gli impedisce di parlare perché non ha agganci in tv, può dire la sua:

«Sono cose antipatiche da dirsi, però certe sovraesposizioni mi sembrano fuori luogo, ridicole e grottesche, fatte solo per finire sui giornali…meglio stare zitti e vedere se il farmaco funziona o no, altrimenti crei aspettative. Non mi piace questo provincialismo del chiamarsi primo autore di qualche cosa che hanno fatto altri»

Soffre Galli, soffre. Ci sembra di vederlo con quella testa ciondolante che tanto ricorda quei cagnolini finti che adagiavamo sul cruscotto dell’auto.

Tira fuori il miglior piagnisteo lombardo e reclama primogeniture che, con prove documentate, non appartengono né a lui né ad altri. Ma lui non ci sta. A costo di rimettersi il camice ormai perduto in favore di giacca e cravatta (che in tv fa più figo), a costo di tornare a lavorare davvero (magari in diretta instagram) ma l’idea che qualche provincialotto del sud faccia quello che lui non è riuscito a fare né pensare, non lo sopporta.

E conclude:

«Quanto all’impegno personale (quale?) mi sento come un soldato richiamato alle armi: Sono abbastanza ansioso di tornare nel mio relativo anonimato».

Ci creda Dottor Galli, siamo ansiosi anche noi.

P.S.
Questa sera il Prof. Ascierto sarà ospite di Franco Di Mare a Frontiere (Raiuno, 23,30). Vi prego non diteglielo, per la sua serenità.

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