Servono fatti. Non Galli che cantano.

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Mentre la situazione peggiora in tutto Italia arrivano dati confortanti sull’utilizzo del farmaco Tocilizumab nei vari presidi ospedalieri coinvolti.

Succede a Padova https://urly.it/34-1m
a Modena https://urly.it/34-1n
a Napoli https://urly.it/34-1p
e in altri ospedali.

Torno perciò, spero per l’ultima volta, sulle penose pagine di televisione scritte in questi giorni tra Striscia e Cartabianca. Sappiamo che il professor Galli ha minimizzato il lavoro e la credibilità del dottor Ascierto, ascrivendo prima ai cinesi e poi ad “almeno 12 presidi ospedalieri” l’utilizzo del farmaco “tocilizumab”, e asserendo che il primo ad utilizzare il protocollo del Pascale è stato il Dottor Rizzi a Bergamo.

Questa non è una gara a chi è più bravo, e non sarebbe comunque il momento, ma nemmeno può essere sacrificata la dignità professionale di illustri medici sull’altare dello show televisivo. Perché la verità deve interessare a tutti, comunque.

Quindi, a quel che dice Galli a “Cartabianca” risponderei con “carta canta”.

La carta è quella della rivista specializzata americana “Genetic Engineering & Biotechnology News (GEN)”.
https://urly.it/34-2c

E cosa ci racconta?

Ci dice che “Genetech” (membro gruppo Roche, la casa che produce il farmaco “tocilizumab”) sta preparando uno studio di fase 3 per testare il farmaco per l’artrite come trattamento per gli adulti con COVID-19. Uno studio che coinvolgerà pazienti da tutto il mondo, Stati Uniti compresi, e che comincerà agli inizi di Aprile.

Sì ma già lo stiamo facendo noi in Italia, no?
Esatto. Lo studio è infatti molto simile.

Ma Roche (che non fa beneficenza), probabilmente lancia in parallelo questo studio che coinvolge anche gli USA in modo che, alla fine del trial (che si spera abbia esito positivo), potrà chiedere ufficialmente ad FDA per gli USA ed EMA per l’Europa di includere la COVID-19 tra le indicazioni d’uso del tocilizumab (ad ora lo stiamo usando fuori indicazione, ossia off-label).

Prima di continuare vediamo cosa si intende per fase I, II o III. Diciamo che la scienza prevede in genere studi di Fase I per testare effetti collaterali (su volontari sani), studi di Fase II di efficacia/sicurezza su campioni ristretti  e Studi di Fase III di efficacia su campioni più vasti.
https://www.aifa.gov.it/sperimentazione-clinica-dei-farmaci?fbclid=IwAR2LCTqxk9eKnn1Rsw-Z4XzlqdOyBAuAD6VOeTH3gnJI0P7bYYTrR2kbasE

Ora, dato il momento emergenziale, ed essendo il farmaco già in uso per altre indicazioni, il gruppo di Ascierto e quello multicentrico internazionale promosso dalla Roche è probabile che abbiano deciso di andare veloci direttamente sullo studio di efficacia.

Ma l’articolo in questione è prezioso perché ci informa dove il tocilizumab è in fase di studio come trattamento COVID-19. E cita 2 studi cinesi.


Uno su 150 pazienti http://www.chictr.org.cn/showprojen.aspx?proj=51126

Un altro su 188 pazienti http://www.chictr.org.cn/showprojen.aspx?proj=49409

Attenzione alle date. Il primo studio cinese porta data recentissima. 16/03/2020.

Il secondo è del 13/02/2020, un mesetto fa. Sono le date riportate di “submission”, quelle che ufficializzano e rendono pubblico la messa in essere dello studio.

C’è poi indicato un terzo studio, in Italia, in fase 2; su un campione ristretto di pazienti (30) condotto nelle Marche con il professor Armando Gabrielli, direttore della clinica medica di Torrette. Studio nato a seguito proprio delle indicazioni provenienti da Napoli e che porta per l’appunto, data 19 Marzo.
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04315480

Resta lo studio dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli che, pur non presente nell’articolo (forse redatto un giorno prima) figura comunque su “Clinical Trials Gov” (il sito in cui tutti gli studi hanno obbligo di registrarsi) con data 20 marzo (ossia dopo l’approvazione dell’AIFA).
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04317092?cond=Tocivid&draw=2&rank=1

Riguarda 330 pazienti, ed è in fase di “reclutamento” (lo studio delle Marche, a campione ridotto, non ha ancora attivo il “recruitment”, ossia l’inclusione dei pazienti).

E lo studio promosso da Napoli, sotto l’egida AIFA, si avvale di un comitato scientifico di primo livello, tra i quali spicca, ad esempio, Carlo Salvarani (Reggio Emilia), attualmente uno dei più grandi reumatologi italiani (ha un H-index, l’indice che valuta l’impatto scientifico di un autore, di 75).
https://www.scopus.com/authid/detail.uri?authorId=7102462333

Qui il protocollo completo dello studio promosso dall’Istituto Nazionale Tumori.
https://urly.it/34-2d

Di studi analoghi, ufficiali, in altri presidi ospedalieri italiani, non ve n’è traccia.
Nè Bergamo, né Milano, né altri. E’ possibile che l’abbiano utilizzato per primi con alcuni pazienti, chi lo può dire, ma senza condividerne le informazioni e comunque non con studi ufficiali.

Questo per amor di verità. E nella speranza che in un momento così tragico della nostra vita, dove i media giocano un ruolo delicatissimo, si abbia più accortezza nel fare informazione.

Non ci resta che sperare che l’impegno e la professionalità di grandi uomini impegnati in prima linea, in tutta Italia,  possano contenere il dilagare di questo virus.

Lottiamo contro un nemico che non fa distinzioni; che non vede chi è più “ligio e lavoratore”. Che attacca senza pregiudizi. Quei pregiudizi dei quali in questo paese, passata l’emergenza, dovremo cominciare ad occuparcene.

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