Che Napoli ci aspetta?

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Ci eravamo lasciati con un’idea di calcio, con un progetto chiaro.
Sarri al comando e una rosa importante da potenziare, sopratutto nelle seconde linee.
Qualche pedina da sostituire, come Reina e Maggio ed eventuali giocatori in partenza, magari per offerte irrinunciabili.
E il comandante a fare da garante.
In poche ore è cambiato tutto. Via Sarri e dentro Ancelotti.
Uno di quelli che ci avrebbe fatto stappare lo champagne se solo la sua venuta non fosse coincisa con la morte improvvisa di un progetto nel quale ci eravamo beatamente finiti dentro.
Ora che Napoli ci dobbiamo aspettare?
Ancelotti in panca ci lascia immaginare qualche nome altisonante in campo.
Di quelli grossi. Subito si è parlato di Benzema, Vidal, David Luiz.

Io la vedo così; con l’ipotesi Superlega alle porte per AdL serve scalare posizioni nel ranking.
Quindi un miglior cammino in Europa.
Da qui già ampiamente giustificato l’ingaggio del tecnico d’esperienza europea.
Per tutti i cronisti sembra inevitabile un sostanzioso aumento del monte ingaggi, dagli attuali 80 a 120/130 minimo (considerando che i club già allenati da Ancelotti avevano un monte ingaggi da 260 milioni a salire).

Mi sbaglierò ma non credo a questa ipotesi.

Il fatturato del Napoli, pur se recentemente rigenerato da buone operazioni di mercato e dalle partecipazioni in Champions, non può permettersi un incremento del genere.

I costi del personale, per un’azienda sana, non devono superare una data percentuale del fatturato. Quello “standard”, derivante da voci costanti come le sponsorizzazioni e i diritti tv, non quelli “occasionali” gonfiati dalle cessioni importanti o anche dalle partecipazione in Champions.

E AdL ai conti ci è sempre stato attento.

Considerando anche che, data la tassazione vigente in Italia, lo stipendio lordo  (quello che la società deve esborsare in sostanza) è quasi il doppio di quanto percepisce l’atleta.

Pertanto, avendo una società sana, senza debiti con nessuno e con il cash in tasca (unicum in Italia), si possono ipotizzare acquisti importanti perché il denaro c’è, e soprattutto va considerato che i cartellini dei giocatori vengono ammortizzati in bilancio di anno in anno, e il giocatore può essere rivenduto successivamente realizzando potenzialmente anche corpose plusvalenze.

Ma gli ingaggi, invece, che sono costi fissi sottoposti come detto ad altissima tassazione, devono sempre rimanere in certi limiti, fin quando almeno la società non arrivi a incrementare il fatturato in maniera decisa, con un potenziamento del marketing estero, con un eventuale stadio di proprietà e con le sponsorizzazioni anche derivanti dai diritti d’immagine.

E qui arriviamo a un capitolo mai chiarito bene;  i diritti d’immagine.

In tanti hanno criticato AdL per la pretesa di gestire in toto i diritti dei calciatori, presupponendo spesso che questo fosse causa di diversi rifiuti al trasferimento.

Anche su questo punto credo ci siano da fare delle considerazioni.

Quanto rappresenta un problema, per un calciatore, cedere alla società la gestione dei diritti d’immagine?
Poco o niente.
E’ quasi sempre solo una questione di soldi.

Spesso infatti i giocatori già cedono i propri diritti a società esterne in cambio di un determinato compenso.

Basta solo, in sostanza, che l’ingaggio offerto dal Napoli equipari la somma dell’ingaggio precedentemente percepito a quello che fruttavano al calciatore i diritti d’immagine.

L’unico elemento ostativo alla chiusura veloce di alcuni contratti sono le penali per la risoluzione delle sponsorizzazioni esclusive precedentemente in essere firmate dal calciatore.
Ma non è nulla di insormontabile.
Però c’è un grosso punto interrogativo.
Perché il Napoli ci tiene così tanto sulla questione diritti se poi ricava così poco da queste esclusive?
AdL ha parlato spesso di scarpe a marchio Napoli e tante altre cose, ma mai nulla di concreto è stato avviato.

Fino al 2009/2010 i guadagni derivanti dai diritti d’immagine erano apprezzabili, dopo non hanno mai superato i 330.000 euro annui, ad eccezione dell’anno con Benitez quando fu fatta una campagna con Vodafone che fruttò circa 2 milioni e il recente accordo tra Adidas e Insigne (il primo sponsor tecnico a firmare un accordo con il Napoli per utilizzare l’immagine di un giocatore).

La mia idea (ma di idea si tratta), è che il benefit per la società sia per gran parte di tipo fiscale.

Probabilmente i calciatori stipulano 2 contratti diversi, uno per le prestazioni sportive e un altro per i diritti d’immagine, questi sottoposti a diversa tassazione (se ci sono specialisti in materia battessero un colpo).

Ed è possibile anche che i diritti siano concessi non direttamente al Napoli ma alla Filmauro, controllante del Napoli, che li cede al club, o qualcosa di simile.
Da qui spiegata la politica rigida, solo apparentemente non fruttifera.
Ci sarebbe poi da parlare, tanto, di stadio, settore giovanile e centro sportivo.

AdL ha sempre ribadito che sono progetti importanti e fondamentali per la crescita del club; l’ha detto lui fino a ieri, non noi.
Però, nonostante 14 anni di annunci, non si è smosso nulla.
Possibile che le difficoltà siano così grandi per un imprenditore così determinato?
Martedì, durante il convegno sul Var ha risposto sul centro sportivo e sul settore giovanile, ma non ha convinto.

Adesso gli ettari che occorrono sono 100 a suo dire (in altre occasioni parlava di molto meno), ed il problema sarebbe che è difficile trovarli non inquinati.
Sul settore giovanile ha detto che funziona e che ha lanciato Luperto e Insigne, ma è palese che, rispetto agli investimenti più volte annunciati, è stato fatto poco o nulla.
Se fosse stato detto “non conviene investire” sarebbe stato tutto più chiaro; messa invece così non convince.

Sullo stadio invece, pur se annunciato un milione di volte in tanti posti diversi, può essere comprensibile (fino a un certo punto) la giustificazione che mancano leggi adatte in materia e che il Comune ci mette del suo nel rapporto con il club qualora si volesse investire sul San paolo.

Ma intanto gli altri vanno avanti, e uno stadio di proprietà per il club appare sempre più indispensabile sia per incrementare il fatturato sia per offrire una casa adatta allo spessore internazionale che ha raggiunto il club.

Perché, va dato atto, grazie a questa gestione siamo diventati una realtà importante in Europa.
E non dobbiamo più fermarci.
Nel frattempo oggi scade la clausola di Sarri.
Il Chelsea potrà trattare comunque con AdL l’acquisto del Mister, stavolta ai prezzi che vorrà il Napoli, però.
AdL, invece, non potrà più esonerare Sarri cavandosela con la buonuscita di 500.000€.
Se lo vuole trattenere o esonerare dovrà versargli comunque lo stipendio intero in contratto, fin quando il Mister non si accasi con altro club.
Speriamo davvero che questa telenovela finisca presto e che tutti ne escano soddisfatti, perché non fa bene a nessuno.

A noi invece, spetteranno un paio di mesi di annunci di mercato, di smentite, di voci, di ipotesi e quant’altro. Di positivo c’è che il campionato comincia il 19 agosto e il mercato chiude prima.

Quindi, almeno i bagni, dovremmo farceli con le idee chiare.

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Maurizio Zaccone
Sono nato a Napoli nel 1974. All'attività di grafico pubblicitario, ho sempre affiancato la mia passione per la scrittura. Giornalista e Blogger. Scrivo per Quotidiano Napoli (free press partenopeo) e Identità Insorgenti (testata on line). Ma, soprattutto, scrivo per la mia città.

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