Drugopoli: meglio tardi che mai.

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Non c’entrava nulla il tifo, non c’erano discriminazioni razziali, non c’erano proteste per il caro abbonamenti, era sempre e solo questione di soldi.

L’inchiesta che ha portato all’arresto di 12 persone, tutti capi ultrà juventini, ha evidenziato un quadro assolutamente in linea con quanto già venuto alla luce dall’inchiesta Alto Piemonte. Richieste di biglietti, sempre e comunque. Da rivendere a prezzi maggiorati, con la possibilità di cambiare i nominativi, abbonamenti per gli striscionisti che, di fatto, erano comunque usati per fare business. E ancora borsoni con materiale sportivo, inviti a feste, ecc.

Un bagarinaggio gestito da tutti i gruppi coinvolti e che fruttava ingenti somme; basti pensare che Alberto Pairetto (figlio del noto Pairetto condannato per Calciopoli), responsabile della vendita dei biglietti della Juventus e quindi preposto ai rapporti con i gruppi, riferisce di aver visto personalmente a Berlino un biglietto rivenduto a 1800 euro. Le minacce erano sempre le stesse: lancio di fumogeni, cori razzisti, minacce di creare problemi.

Quando la Juventus tramite proprio Pairetto comincia a porre un freno alle richieste, partono le intimidazioni. Emblematico il caso della trasferta di Amsterdam in Champions League del 10 aprile 2019: quando viene comunicato che per i Drughi, il gruppo più importante coinvolto in questa vicenda, i biglietti a disposizione sarebbero stati ridotti a 50, Scarano (“colonnello” di Moccia, leader dei Drughi) chiama in disparte Pairetto e gli dice:

Puoi andare a diglielo (inteso alla società ed al presidente Agnelli) che noi ci ricordiamo tutto di quando lui, D’Angelo e Marotta hanno incontrato la famiglia Dominello a Napoli e che quindi per questo saremo noi a chiamare Report così vi rompiamo il culo”. E, ancora: “Ricordati che quelli che sono in carcere non vedono l’ora di confermare quello che noi diremo; poi vedete un po’ voi e vaglielo a dire”.

Nemmeno il responsabile della Do & Co Italia Srl, la società che ha la concessione dei bar nello stadio, è risparmiato. 65 consumazioni gratuite a partita, tendenti all’aumento. Spadroneggiavano in curva, “costringendo i tifosi che avevano un posto nominativo nelle zone da loro interdette a posizionarsi altrove”, e addirittura “impedendo l’ingresso in curva agli steward” (come monitorato in Juventus-Spal del 24 novembre 2018, Juventus Valencia del 27 novembre 2018 e Juventus Inter del 7 dicembre 2018).

E l’attività di bagarinaggio, fra l’altro, era accompagnata dall’obbligo di sottoscrivere la tessera ai “Drughi” a chiunque avesse voluto acquistare un biglietto in loro dotazione, creando ulteriore fonte di guadagno. E poi materiale personalizzato venduto sia sul loro sito Internet che tramite le bancarelle allestite all’esterno dello stadio e, fino all’anno scorso, anche all’interno dello stesso. Il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, figura importante nella precedente inchiesta Alto Piemonte, ribadisce quanto già evidenziato, e cioè che lui temeva i gruppi, temeva i danni che potevano procurare alla società e, quindi, “per garantire una partita sicura, cedevo quanto ai biglietti sapendo bene che facevano business. Ho fatto questo perché ho ritenuto che la mediazione con il tifo organizzato nell’ambito del quale mi erano note aggressioni anche con armi, minacce ed altro, fosse comunque una soluzione buona per tutti… mi è sempre dispiaciuto che ciò sottraesse disponibilità di acquisto di biglietti al pubblico e non ho avuto mai il coraggio personale di trovare altre soluzioni per fronteggiare i tifosi di quel genere”.

Quando la Juventus decide di tirare i remi in barca e addirittura, su disposizioni della questura, comunica che pure i biglietti per gli striscionisti sarebbero dovuti essere a pagamento, la situazione degenera e Cava (rappresentante dei Drughi) minaccia Pairetto:

Glieli facciamo cagare tutti, gli rompiamo il culo, diglielo a questi. Perché gli rompiamo il culo. Non al livello che andiamo lì e li picchiamo, ma glieli facciamo cagare questi soldi qua degli striscionisti, perché tu minchia, tu ci pensi che noi siamo…“. Successivamente i gruppi Tradizione e Nucleo accettano la dotazione a pagamento, i Drughi rifiutano.

I biglietti utili al bagarinaggio invece continueranno ad essere dati nel numero di 300. Parte la protesta dei gruppi bianconeri contro la società, motivata solo apparentemente dal rincaro degli abbonamenti, ma si tratta solo di una scusa per tentare di far cedere il club alle loro richieste, come scritto dai magistrati.
Il club comincia a ricevere le prime sanzioni (10.000 euro e 2 giornate di chiusura della curva sud per Juve Napoli, 10.000 euro per Juve Sassuolo, 15.000 per Juve – Spal) più le richieste risarcitorie degli abbonati che non hanno potuto accedere alla curva.

Persino la contestazione a Bonucci è pretestuosa, nessuna rimostranza per l’infedeltà ma solo un tentativo per ottenere i biglietti gratuiti e il ripristino delle agevolazioni. Tanto che Trinchero Fabio (capo dei Viking) avvisa un’amica di Bonucci di comunicare allo stesso che i fischi sono solo un pretesto per attaccare la società.

Gli stessi motivi anche per la mancata presenza dei gruppi alla presentazione di Ronaldo, per gli scioperi del tifo, ed anche per i cori contro i napoletani del 29 settembre 2018 aventi come unica finalità quella di provocare la chiusura del settore.

Un braccio di ferro che però è costantemente monitorato dagli investigatori grazie alla denuncia di Pairetto confermata da Andrea Agnelli soltanto il 14.02.2019, quando riferisce che si è creato un punto di rottura con i gruppi che “con una serie di comportamenti minacciosi e violenti, sono stati in grado di danneggiare e ricattare la società”.
Che la Juventus “era stata costretta ad aderire alle richieste temendo le conseguenze negative come i cori razzisti ed altre condotte idonee a comportare sanzioni pecuniarie, squalifiche o la chiusura della curva. E che era ben consapevole che Pairetto gestiva la distribuzione dei biglietti con una forma agevolata al fine di controllarli proprio per la loro capacità di creare problemi per l’ordine pubblico”.
Tutto quanto negato prima, in sostanza, ma ora candidamente ammesso.
Meglio tardi che mai, sicuramente.

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Maurizio Zaccone
Sono nato a Napoli nel 1974. All'attività di organizzatore eventi e grafico pubblicitario, ho sempre affiancato la mia passione per la scrittura. Giornalista e Blogger. Scrivo per Quotidiano Napoli (free press partenopeo) e Identità Insorgenti (testata on line). Ma, soprattutto, scrivo per la mia città.

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