L’Italia a due velocità.

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I dati dei test Invalsi pubblicati il 10 Luglio 2019 evidenziano, ancora una volta, una situazione allarmante del livello d’istruzione dei nostri studenti in tutto il paese.
In molti arrivano a 19 anni senza saper comprendere un testo d’italiano o senza saper fare di conto. E questo deve farci interrogare sul modello d’istruzione della nostra scuola.

In terza media 4 ragazzi su 10 non comprendono un testo d’Italiano; 5 su 10 non riescono a fare calcoli matematici e i dati sono poco confortanti anche per la lingua Inglese.

Ma il vero interrogativo da porsi è perché, ancora una volta, c’è una netta differenza tra Nord e Sud. Se le altre regioni hanno avuto un lieve miglioramento, Campania, Calabria e Sicilia restano al palo.

In realtà non è che ci vuole un genio per capirlo; visto che il problema non nasce oggi.
Ma in un paese dove la storia viene cancellata e riscritta continuamente e dove prospera un sentimento, quello leghista, che ci vuole “capre” per nascita, per genetica, con teorie dal retrogusto lombrosiano, è il caso di tornarci su.

Il Sud Italia è stato impoverito dopo l’unità; gradualmente lo si è azzoppato, menomato, rendendogli sempre più difficile autosostenersi.

Tutte le politiche per il mezzogiorno sono state, per semplificare la cosa, una grande bufala.
L’assistenzialismo decantato, i piani per il Sud, non sono mai stati volti realmente ad una crescita dei territori.
E dopo 50 anni di politiche che non hanno apportato benefici (cioè fino a 20 anni fa) si è arrivati ad una semplice conclusione; non che i piani per il Sud erano sbagliati, non programmati per una crescita dei territori.
Ma che erano i soldi il problema.
Il Sud era lazzarone, votato all’assistenzialismo e quindi non responsabilizzato.

Tagliamo i fondi e risolviamo il problema.

Era il 1998, e questo pensiero semplice si radicalizzava sempre più nel paese confortando tanti cittadini facendoli sentire migliori per nascita, per comune di residenza.

Nello stesso anno l’Eurispes realizzò uno studio sugli effetti delle politiche d’intervento a favore delle Regioni meridionali. Lo trovate qui. https://urly.it/329b1

Si parte dai primi tentativi d’intervento negli anni 50, che migliorarono un po’ le condizioni di vita di un popolo completamente dimenticato dall’unità fino al giorno prima.
Si noteranno poi i primi benefici nel recupero del gap tra Sud e Nord nel periodo 1960-1975, grazie a un minimo di politica di industrializzazione del Sud, con le imprese a partecipazione statale che nel complesso produssero risultati positivi ma non esistevano per far crescere il Sud, ma più per servire il Nord. Aziende moderne totalmente dipendenti dai centri del Nord, per autonomia e mercato d’acquisto.
Si trattava non tanto di una politica per il Mezzogiorno, quanto di una utilizzazione della politica per il Mezzogiorno ai fini dell’espansione del sistema industriale italiano nel suo complesso”.

A questo periodo ne seguì un altro fatto unicamente di sussidi diretti semplicemente al sostegno dei redditi, per placare le tensioni sociali derivanti dall’alto tasso di disoccupazione.
Per tenerci al guinzaglio, insomma.
E intanto al Nord si convincevano che al Sud non avevano voglia di lavorare.
Il rapporto dice:
È questa però una situazione paradossale, in quanto coloro che sono stati più danneggiati da una politica di questo tipo sono stati proprio i cittadini delle regioni meridionali”.

Perché, si legge ancora, “lo sviluppo del mezzogiorno non è mai stato l’obiettivo principale perseguito dalla classe dirigente, ma è stato subordinato ad altri che essa si poneva”.

Non è pertanto fallita la politica sul mezzogiorno, si è solo smesso di farla quando non aiutava più il Nord.

La conclusione del rapporto poi evidenzia un dato straordinario; e cioè, per dirla semplice, che il Nord costava allo Stato più del Sud.

Per la sicurezza, la difesa e soprattutto per la sanità, l’assistenza e la previdenza.
In rapporto al proprio reddito il meridione pagava di più e riceveva di meno. Ad esempio per ogni 1000 lire procapite di spesa pubblica destinati al Centro-Nord, al Sud andavano 844 lire.

Questo veniva focalizzato 21 anni fa, in pieno boom della Lega Lombarda, che i rapporti o non li sapeva leggere o non li voleva leggere.

Sempre in quell’anno l’Associazione Lapis evidenziava i preoccupanti dati d’evasione scolastica al Sud, legati esclusivamente alle condizioni di miseria di certe aree.

Cosa è poi cambiato? Niente.

Un recente studio della Svimez ha evidenziato che negli ultimi 40 anni al Sud sono stati investiti 430 miliardi di euro, che sembrano pure tanti, ma rappresentano solo il 20% delle risorse pubbliche investite in Italia. https://imgur.com/a3pFOi6

Un’altra genialità scoperta dal bravo giornalista Marco Esposito è stata quella dei parametri utilizzati per il calcolo dei fabbisogni standard ovvero delle quote da erogare a regioni e comuni per una serie di servizi. In tutti i settori, dall’istruzione alla Sanità, dalle università ai trasporti, i parametri contengono discriminanti che penalizzano sempre il Sud. Sistematicamente.

Il caso più emblematico è quello degli asili nido; non si calcolano quanti bimbi ci sono in un relativo comune, ma quanti asili nido già c’erano. Se un Comune aveva zero asili si ritrova quindi fabbisogno zero.
https://www.unionemediterranea.info/notizie/fabbisogni-standard-diritti-zero-al-sud-litalia-garantisce-solo-nord/

Quando lo fecero notare a Salvini in un forum a “Il Mattino” cascò dal pero; si era preparato il pistolotto contro gli immigrati e quelli gli parlavano di norme, parametri e fabbisogni.

E mentre il Sud si è sempre più impoverito ne ha risentito anche l’istruzione scolastica, ma non ci voleva Nostradamus per prevederlo. Ed ora ci stupiamo.
Il ministro leghista Bussetti si dichiara preoccupato. Bussetti, quello che aveva già individuato il problema al Sud, e cioè che non servivano più soldi ma più sacrifici e voglia di lavorare da parte del Sud.
https://www.repubblica.it/scuola/2019/02/09/news/prof_meridionali-218702603/?fbclid=IwAR3LsLjD57u0chiXw1uNLnkVEGLS_gSW-w8wztC9qP7VdztSso4Suvt9H2s

Ma l’impegno vero ce lo stanno mettendo loro, con l’autonomia differenziata.
Perché è questo che si sta facendo per il Sud. Si sancisce in via definitiva il distacco dell’Italia per evitare anche il peso dell’elemosina.
Il Sud deve esistere per comprare le merci del Nord, per pagare le aziende del Nord per tutti i servizi dei quali necessita e per fornire manodopera, ma indietro non deve tornare nulla.
E per farlo alla luce del sole serve un popolo beota, che si beva le sciocchezze quotidiane che ci raccontano.
L’hanno trovato; a chi converrebbe investire in istruzione?

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Maurizio Zaccone
Sono nato a Napoli nel 1974. All'attività di organizzatore eventi e grafico pubblicitario, ho sempre affiancato la mia passione per la scrittura. Giornalista e Blogger. Scrivo per Quotidiano Napoli (free press partenopeo) e Identità Insorgenti (testata on line). Ma, soprattutto, scrivo per la mia città.

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